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Con Nuvola Italiana, il cloud è alla portata di tutti

Outsourcing

Con Nuvola Italiana, il cloud è alla portata di tutti

Per avvalersene e ottenere risparmi fino all’80% sui costi attuali, bisogna però saper modificare lo schema produttivo dell’impresa. L’ha sostenuto Franco Bernabé, che durante la presentazione del nuovo servizio di Telecom Italia ha spiegato come la sua stessa azienda stia “cambiando pelle”.

Fabrizio Pincelli

20 Settembre 2010

Si chiama “Nuvola italiana” l'offerta attraverso la quale Telecom Italia intende consentire a tutte le aziende del nostro Paese di accedere in modo semplice al cloud computing.

Per uscire dalla crisi congiunturale che stiamo attraversando - ha detto l'amministratore della società delegato Franco Bernabé, - è necessario operare un cambio radicale nella produttività e nella competitività italiana. Solo in questo modo si può colmare il gap che ci divide dalle altre nazioni europee e che è in gran parte causato dalla mancanza di investimenti nel settore Ict. E il cloud offre l'opportunità alle imprese di ogni dimensione di poter disporre dei medesimi servizi, tagliati in base alle singole esigenze”.

Secondo Bernabé, i vantaggi offerti dall'outsourcing oggi sono troppo grandi per non approfittarne. E per rafforzare la sua tesi cita la facile accessibilità alle risorse, non dover acquistare alcun apparecchio, il continuo aggiornamento di hardware e software e i bassi costi di gestione. E tutto ciò porta a risparmiare sino all'80% dei costi attuali.

Per potersene avvalere bisogna però modificare lo schema produttivo. Soprattutto, ha affermato Bernabé, si devono superare due importanti aspetti, che sinora hanno bloccato lo sviluppo del cloud: da una parte il desiderio di disporre di un oggetto fisico, come per esempio un server o un dispositivo di storage, e dall'altro la poca propensione ad affidare a terzi i dati aziendali.

Bernabé non ha negato che “sinora c'era da parte delle aziende, Telecom Italia compresa, difficoltà a organizzare e proporre le soluzioni cloud. Ma oggi ciò è stato superato e le piccole, medie e grandi imprese, ma anche la Pubblica Amministrazione, possono facilmente usufruire di infrastrutture e servizi forniti in modalità on demand e pay per use senza dover investire in risorse It dedicate”.

Barnabé ha sottolineato che questa evoluzione della proposta da parte di Telecom Italia rappresenta un cambiamento “di pelle” dell'azienda stessa, che deve spingersi oltre l'offerta di connettività, la quale ormai è un prerequisito è quindi non può più assicurare la competitività. In questo senso, il 2010 sarà ricordato come l'anno in cui Telecom Italia ha ridefinito il suo ruolo, passando da provider di Tlc a Ip infrastructure provider. L'obiettivo è diventare il primo fornitore Ict italiano

A spiegare un po' più nel dettaglio in cosa praticamente consiste la Nuvola italiana è stato Simone Battifferri, responsabile Top Clients. Battiferri ha illustrato come la proposta si articoli essenzialmente in tre segmenti: Software as a service, che comprende gestione documentale eneregy managament, gestione delle risorse umane e Erp e Crm (arriveranno il prossimo anno); Platform as a service, che include videocomunicazione in alta definizione, Atm evoluto e comunicazione unificata e collaborazione (prevista per il 2011) Infrastructure as a service, costituita dall'hosting infrastutturale

Battifferri ha evidenziato come una parte integrante nella proposta l'avranno i partner, che “fungeranno da abilitatori, facilitatori e garanti dei servizi forniti”.

Telecom Italia stima che entro il 2012 il mercato italiano del cloud computing possa generare un giro d'affari di circa 300 milioni di euro, di cui mira ad acquisire circa il 25%. L'investimento attuato sinora per avviare il progetto Nuvola italiana è di 30 milioni di euro.

Alla fine della presentazione non poteva mancare una domanda a Bernabé sullo stato delle cose riguardo l'iniziativa Ngn per la creazione di una rete a banda larga. Lui ha risposto: “A prescindere dal comportamento dei provider alternativi, Ngn lo realizzeremo noi. Non delegheremo a terzi una responsabilità di infrastruttura che è puramente nostra”.

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